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LIMBI ªI LITERATURI STRÃINE

2 0 0 4

  

 

PROFILO DI UNA NUOVA REALTÀ LINGUISTICA:

IL LINGUAGGIO GIOVANILE

 

SIMONA  FIANU

Il concetto di linguaggio giovanile, che in Italia risale ai primi anni Settanta è stato per tanto tempo tema di lunghi dibattiti e varie interpretazioni. Si tratta di un tema insidioso e che non è mai stato oggetto di  uno studio molto sistematico, come sempre avviene quando l’argomento è strettamente contemporaneo e per giunta esposto a rapide trasformazioni.[1]

 L'etichetta di linguaggio giovanile è ormai generalmente accettata dagli studiosi nonostante il carattere eterogeneo di questa varietà e le disparità sociali e geografiche dei giovani.[2] Questi fattori inducono i linguisti ad assegnare il linguaggio giovanile alle varietà diafasiche, in quanto "varietà paragergale ed espressiva, distinta dai gerghi veri e propri" (Dinale 2001:48).

Si tratta di una varietà diafasica o situazionale della lingua, marcata dal punto di vista informale, ma anche diatopico e diastratico, che coincide fino ad un certo punto con l’italiano comune, e che viene impiegatao dai giovani esclusivamente  nelle relazioni di gruppo.

Il linguaggio giovanile è prevalentemente orale, ma non mancano diversi tipi di scrittura per lo più breve come graffiti, scritte sulle panchine, sugli zainetti, lettere giovanili[3], letteratura giovanile[4] o messaggi sms.

Una  costante del linguaggio giovanile è la sua straordinaria capacità di rinnovarsi e questo processo passa attraverso una grande dinamicità e capacità di produzione ma anche attraverso un grande "spreco" linguistico: molti dei lemmi prodotti e "in voga"  per qualche tempo hanno un carattere effimero, vengono abbandonati nel giro di breve tempo.  Molte delle voci giovanili hanno vita molto breve, durano al massimo una decina d'anni e poi scompaiono. All'origine ci fu il gergo paninaro[5] della Milano degli anni Ottanta reso celebre dalla trasmissione televisiva "Drive In". Parole come tamarro "rozzo", gallo "bel ragazzo", sfitinzia "bella ragazza", giusto "tipo, cosa eccezionale" swattare "telefonare", gino "ragazzo non alla moda", voci bandiera del linguaggio paninaro, sono ormai superate. Perché da allora, mille altri nuovi slang sono venuti alla ribalta. Constatare quindi che le parole dei paninari hanno avuto vita relativamente breve e sono, oggi, obsolete, è una conferma del carattere effimero dei linguaggi giovanili e del loro continuo rinnovamento.

Il linguaggio giovanile è frutto di un isolamento sociologico che si rispecchia a volte nella tendenza al turpiloquio, che porta inevitabilmente anche ad un impoverimento lessicale. Un dato di fatto molto evidente che si è cercato di mettere in risalto con il  presente studio, riguarda la mancanza e lo scarso utilizzo di voci che definiscono concetti astratti o attinenti a nozioni appartenenti ad un registro più alto della lingua. E nel linguaggio giovanile, anche se si sviluppano serie sinonimiche[6] molto vaste, paradossalmente tutte le arie onomasiologiche riguardano quasi esclusivamente cose, aspetti, situazioni di carattere concreto e pratico. Questa è infatti una delle caratteristiche del LG[7] in base alla quale lo si potrebbe etichettare come una varietà abbastanza povera dal punto di vista dell’estensione concettuale, rispetto allo standard.

Una caratteristica importantissima del LG è la notevole inventività e varietà espressiva nell'uso ludico del linguaggio, che può essere ricondotta ad un bisogno di espansione linguistica e ad un desiderio di distinzione linguistica dell'individuo e del gruppo.[8] Il desiderio di giocare con i vocaboli, di montarli e di smontarli come se fossero una cosa materiale, palpabile, fanno del giovane un vero creatore, una specie di giocoliere che adora esibirsi davanti ai suoi spettatori.

L'intervento deformante avviene a tutti i livelli linguistici. A livello fonetico, un fenomeno molto frequente è la distorsione della catena fonica, a fine tabuistico:  zibra o zebra vs. "zero", trullo vs. grullo[9], zanzare vs. "fregare, rubare" (cfr. Banfi 1992:132), o buffalo vs. "brufolo".[10] Alcune voci nascono per metatesi : ladio vs. laido "brutto", prutefatto "bello" , cerqua vs. quercia (es. "Se batti la testa contro la cerqua impari"), per assonanza: caga-bicchiere "carabiniere", allitterazione: chi arrizza appizza e ammazza "chi rolla la canna ha il diritto di accenderla e di finirla", sincope: inascoltab(i)le (sotto influenza inglese), apocope come in para (noia), inserti sillabici capasa "casa" ecc. Per quello che concerne la forma della parola si riscontrano una multitudine di deformazioni giocose: iao, proffio, "ciao, professore" abbreviazione di parole[11] o costrutti lunghi: insuffi "insufficienza", rompi "rompiscatole", palla "pallacanestro", stupe "stupendo". Mate sta per "matematica", raga per "ragazzi", sore, prof  per "professore", ami per "amici", stupe per "stupendo" e questo fenomeno si estende poi anche a livello della frase: seico per "sei coglione", vaitra per "vai tranquillo", chisse "chi se ne frega" sei la simpa della compa "sei la simpaticona della compagnia", ecc. Un fenomeno che va molto forte è il raddoppiamento, che consiste nella reiterazione di un vocabolo con funzione intensiva: ciao ciao oppure molto molto o il rafforzamento che si realizza tramite il raddoppiamento di un fonema: negattivo, porcoddue ecc.

A livello lessicale sono frequenti le iperderivazioni tipo mattità per "pazzia", autiere per "autista", droghino per "drogato", che consistono nella confusione tra due suffissi che dà luogo ad un vocabolo che viene usato con un’ accezione diversa da quella attribuita dall’utente, malapropismi che consistono nella sostituzione della radice di un vocabolo per mera affinità di significante (es. hai dato dimostrazione fisica ma non cervicale, "cervicale" vs. "cerebrale"), fraintendimenti o incroci fra locuzioni di significato affine (pericolo di vita o di morte, da pericolo di morte e questione di vita e di morte).

Una certa ricorrenza hanno nel LG le cosiddette parole macedonia: ganziale risulta da "ganzo + bestiale", handicapace da "handicappato + capace", discotarro[12] da "disco + tamarro", che sarebbe il tamarro (“cafone") della discoteca, tazzoro da "tamarro+zotico", mentre sancabozzo è un incrocio fra sancarlino[13] e tabozzo[14].

I giovani hanno una forte propensione verso il ludico, ed è per questo che  ricorrono[15] spesse volte, anche a livello frastico, (cfr. Dinale 2001:73) a giochi di parole: Siamo andati a mangiare una pizza ma non è stato bello, anzi, piuttosto una pizza…; rime e filastrocche: Tanti saluti e tanti caci[16], paga la tassa e taci; freddure:La storia si divide in ere: era primaria, era secondaria ed era una notte buia e tempestosa[17]. Claudia Dinale ricorda inoltre i monogrammi, acrostici e rebus TVB "ti voglio bene", SCUOLA "Scocciante Coglioneria Ultraromposa Odiosa, Lagnosa Arcipallosa", UN BAC 8 "un baciotto"[18], rovesciamento parodico di locuzioni standardizzate: Buona scopata e figli omossessuali (per auguri e figli maschi), espressioni maccheroniche, ibridismi: stare attenta all'interroghescion!; (deformazione della voce interrogazione sotto l'influsso dell'inglese), missis sonos rottos les palles da un pezzus (deformazione della pronuncia sotto influsso spagnolo); sono happy-issimo (aggiunta di superlativo assoluto tipicamente italiano ad una voce inglese); forestierismi e commutazioni di codice: Sono dei veri american boys ; Sono il tuo love; Me lo dici in the face, ecc.

A livello semantico si riscontrano (cfr. Sobrero 1993c:103) estensioni semantiche tipo: godo per "sono contento" (che si usa quasi sempre con un pizzico di ironia) o enorme per "bello, fantastico", farsi "drogarsi", bradipo per "persona lenta", smarronare per  "scocciare", risemantizzazioni: tantissima e bella che stanno per "ciao", rosso usato come insulto, ufo per "sputo"; spostamenti di significato: gasarsi "darsi delle arie", nonno "noioso, obsoleto", autostrada "ragazza piatta", pizza "schiaffo", fagiano "fesso" esagerazionispacco tutto, mi diverto una follia ecc.

Tutte queste invenzioni linguistiche dimostrano chiaramente la tendenza dei giovani ad erigere una barriera linguistica fra il loro mondo e quello degli adulti. A questa si aggiunge anche l’uso degli sms e di internet, che velocizza la comunicazione producendo sempre di piu’ "l’anoressia" del linguaggio con la conseguente perdita del contatto fisico-visivo, offuscato dalle tecnologie.

Prima di esaminare le fonti e i vari componenti del LG, è importante richiamare le funzioni della lingua dei giovani e i caratteri generali di questa varietà. Quanto alle prime si riconoscono: 1) una funzione ludica (ovvero di divertimento, di gioco); 2) una funzione che permette di affermare l’appartenenza al gruppo e delimita il gruppo verso l’esterno; 3) una funzione che consente l’affermazione del singolo all’interno del gruppo.

I linguaggi giovanili sono quindi da una parte orientati verso l’interno del gruppo, e la loro finalità è quella di coesione con il gruppo stesso, e dall’altra parte sono orientati verso l’esterno, e in questo caso la finalità è di contrapposizione al mondo esterno, essi si propongono come una maschera di fronte ad altri gruppi o di fronte agli estranei a questa realtà linguistica.

Caratteristico dei LG è la loro grande capacità di auto-alimentarsi,  presentandosi come un mix che attinge da vari fonti, tutto il resto è giocato sull'intonazione e sui gesti. In più, ogni LG riceve apporti sia dalle varietà sincroniche della lingua e dal dialetto, che da altre varietà diacroniche giovanili. Queste componenti non sono legate da rapporti gerarchici. Nei linguaggi giovanili confluiscono per esempio tratti linguistici e lessicali sia dal dialetto che dalla lingua della TV, con la stessa "autorevolezza".

Sobrero (cfr. 1992:49-57) individuava quattro grandi fonti interne da cui sorgono le principali componenti dei LG:  le varietà  settoriali, regionali e colloquiali della lingua italiana, la  lingua dei mass-media,  il dialetto e  il gergo. Poichè la lingua dei mass media rientra nella categoria dei linguaggi settoriali, consideriamo che le fonti a cui attinge il LG si potrebbero riassumere così: (1) le varietà settoriali (che forniscono la base comune di ogni LG italiano); (2) la lingua comune (in quanto gioco di registri stilistici), che vengono collocati sull'asse diafasico; (3) il dialetto e le varietà regionali marcate diatopicamente e (4) il gergo, caratterizzato dal punto di vista diafasico ma anche diastratico. Inoltre, i LG attingono a due tipi di fonti esterne rappresentate dai cosiddetti (5) forestierismi. Una di queste fonti, la più importante, è l'influsso dell'inglese e degli slang americani a cui si aggiungono prestiti da tante altre lingue.

(1) A differenza della lingua comune, (dove si produce una cancellazione dei tratti di significato troppo specialistici delle parole provenienti da diversi sottocodici, seguita poi da una parziale banalizzazione che porta ad una rimozione dell'oscurità semantica), nei LG la parola dei lessici settoriali subisce immediatamente un netto slittamento semantico e spesso anche una deformazione formale che porta ad un aumento di oscurità per il parlante comune.

La fascia più numerosa di voci derivate da lessici speciali proviene secondo Michele A. Cortelazzo (1992:73) dal settore medico. Lo stesso autore sostiene che la derivazione dal lessico medico, nella stragrande maggioranza dei casi, non è di filiazione diretta ma mediata dal lessico comune. A riprova di ciò sta il fatto che molte di queste voci, per entrare nella lingua dei giovani, secondo Cortelazzo, devono subire il fenomeno di scorciamento della forma fonica, tipico del lessico giovanile come in  para derivato da "paranoia", voce di grande successo in locuzioni di tipo: essere in para(noia) "essere in uno stato di confusione o di depressione", andare in para(noia) per qualcosa "andare matto per qualcosa", mandare in para(noia) "far impazzire" o essere in para "essere triste".

Per quel che riguarda  il settore dell'informatica, ci troviamo in un campo in continuo sviluppo dato il grande interesse dei giovani per la comunicazione in rete e per tutto quello che ha attinenza con il mondo virtuale. Le parole del mondo del computer entrano a passo spedito nel linguaggio dei giovani. Il ruolo del lessico informatico è molto significativo per quel che riguarda le dimensioni dello slittamento semantico subito dalla voce base. I ragazzi propendono per forme soprattutto abbreviate, rapide ed incisive: come nick per dire "nome" (da nickname il soprannome da scegliere per entrare nelle chatline), hardware con senso di "aspetto fisico", emailare al posto di "scrivere", chatare per "comunicare in rete", messaggiare per "mandare messaggi" oppure non me ne importa un bit per "non mi interessa".[19]

Legato ai campi della scienza e della tecnica, Cortelazzo (1992:73) ricordava voci tipo: biodegradabile detto di "ragazzo che si innamora facilmente", fumifero "drogato" e due aggettivi che designano "il genitore", fossile e sapiens. In molti casi le parole tecniche che entrano nel lessico giovanile sono già in uso nel lessico generale e da qui passano, alla stregua di altre parole del lessico comune, nei LG.

Dal linguaggio tecnico entrano voci tipo:  telaio "fisico", tecnico "lucido ed efficiente", o rullo "in continuazione" (es."Mi faccio canne a rullo") che rimanda alla catena di montaggio della fabbrica. Molto interessanti anche i verbi sbobinare ("andar fuori dalle bobine, andar giù per eccesso di alcool") e svalvolare "uscir di testa" (entrambi formati con prefissi sottrattivi), l'espressione a manetta "velocissimamente" o la voce citofono "brutta ragazza"[20].

Soprattutto è il mondo dei mezzi di comunicazione che offre una fonte e contemporaneamente uno specchio al linguaggio giovanile. Si tratta, però, nella stragrande maggioranza dei casi di fraseologismi che  bruciano rapidamente con il consumarsi della fonte di riferimento e non di prestiti che possono godere di una vita lunga. Queste voci riguardano varie trasmissioni come le previsioni del tempo (da cui arrivano voci tipo: a tempesta, a tuono "in quantità sostenuta" o afoso "noioso".) o il mondo dei cartoni animati che portano alla creazione di parole tipo Calimero che significa "vigile urbano". Ancora dalla TV, ma questa volta dal settore della pubblicità, arrivano proposte linguistiche che entrano molto facilmente nel linguaggio dei giovani. Slogan tipo: Mi vuoi tutta ciccia e brufoli?, entrano facilmente nei linguaggi giovanili anche se la loro adozione è quasi sempre effimera. Alcuni, però, riescono a cimentarsi in espressioni tipo: darsi una trimmata "rientrare sui propri binari" oppure possono assumere nuovi significati: mastrolindo assume il significato di "persona calva"[21].

Tantissime parole che riempiono i giornali giovanili provengono dal campo della musica o dall'ambiente delle discoteche. Rientrano in questa area anche gli stimoli offerti dai disc-jockey, grandi creatori di lessemi  (tipo "bella" che sta per "ciao", introdotta recentemente, dal disc-jockey Albertino di Radio Dj.)

 L'ambiente dell'alta moda porta alla formazione di voci[22] tipo: cabinotto "figlio di papà" che veste con abiti firmati", oliverino "super cabinotto, veste come i cabinotti classici ma con marche più esclusive tipo Prada, Armani e capelli corti spettinati."

 (2) All'interno dei LG anche le voci che appartengono alla lingua comune subiscono nella stragrande maggioranza dei casi delle distorsioni dal punto di vista semantico. Sono frequenti le scelte metaforiche tabuizzate che riguardano alcuni campi lessicali molto produttivi nell'ambito giovanile come per esempio quello della gastronomia: cozza "brutta ragazza", gelatina "malinconia" gnocca "bella ragazza", provolone "imbecille", o verza "ragazza appariscente", carciofolone "tipo poco sveglio" maccarone "stupidone", mandarini "siciliani", scorfano “ragazzo bruttissimo",  ecc.

(3) Nei LG si registrano per lo più inserti dialettali o regionali, all'interno di produzioni nelle quali ha di solito posizione dominante l'italiano. Il termine o il costrutto dialettale, inserito all'interno di un contesto non dialettale, acquista una connotazione "giovanilese" fra lo scherzoso, l'espressivo e il gergale. Ma l'elemento linguistico locale può essere utilizzato non solo a fini espressivi o ludici, ma anche come fattore di rinforzo dell'identità di gruppo. Occorre in tal senso tener presente la funzione quasi gergale che il localismo finisce spesso con l'assumere, una volta introdotto in un contesto fondalmentalmente italiano.

Ricordiamo (cfr.Banfi 1992:196) alcune voci provenienti dai dialetti settentrionali; dal milanese: baluba "tipo trasandato", cattare "prendere", lippare "correre via rapidamente", uregia "omosessuale", dal veneto: bigolo "sciocco", cheba "preside"(ven."gabbia, prigione"), sgainà "devastato dalla droga", brusà (ven."bruciare", qui con il significato di "impazzire, andare fuori con il cervello" es. ven. Ma ti xe brusà?), droghin, carega "brutto voto a scuola", sghega, scaia "paura", dal piemontese: ciornia, ciola "bella ragazza" (es. Che tocco di ciornia/ciolla quella tipa bionda!) o bigieuja "bella ragazza" (es. "A l'è propi 'na bela bigieuja"). Frequenti inoltre piziù, pantula "pirla, idiota"(usati più che altro ad Asti e a Cuneo), balengo "cretino", sleppa "schiaffo". Dal genovese arrivano voci tipo bulicio, frichio "omossessuale", dal bolognese zanaro "paninaro bolognese" ecc.

Per quello che riguarda i dialetti centro-meridionali si registrano tantissime voci ed espressioni provenienti dal romanesco: racchia "ragazza brutta", lumare "guardare", bambascione "sciocco", gaggio "furbo" andare a piotte "andare a piedi", Al napoletano si rifanno: chiocchio "credulone", arbascjia "noia, tedio", chiachiello "logorroico", al pugliese priscio "entusiasta", all’abbruzzese chiantella, sardella e scozzetto "schiaffo" ecc.

(4) Una componente significativa e massiccia del linguaggio giovanile è quella gergale. Le voci gergali sono assunte nei LG come prestiti, spesso con lievi adattamenti semantici o specializzazioni legate alla specificità della vita giovanile rispetto a quella dei gerganti.(es. slumare da generico "guardare" diventa "guardare con attenzione una ragazza"). A differenza di quel che accade per le parole dei lessici speciali, che hanno bisogno di modifiche semantiche e spesso anche formali, alle parole dei gerghi è sufficiente l'appartenenza a tali varietà di lingua per essere legittimate ad entrare nel lessico giovanile.

Possiamo distinguere due strati di gergo. Un piccolo patrimonio di voci gergali è costituito dalle voci che possiamo  definire a lunga durata e Sobrero (1992:50)   ricorda in questo senso alcune espressioni gergali che hanno avuto una certa  continuità nell'area piemontese: dritta "suggerimento", caramba "carabiniere", ganzo "furbo", ciulare/fregare/fotter "rubare", pirla, pistola "sprovveduto", aver culo "essere fortunato", essere gasato "presuntuoso" ecc.[23] Questi sono termini nati da qualche decennio, tramandati di generazione in generazione e tuttora in uso, contrariamente alla norma generale che prevede vita breve per le voci gergali. Accanto a questi si potrebbereo ricordare a livello sovraregionale, voci tipo secchione "studiosissimo" oppure cotta “innamoramento”, o espressioni tipo marinare la scuola,  tutte tramandate da una generazione all’altra, che d’altronde, sono entrate poi a pieno titolo, nella lingua italiana[24].

Su questi componenti di gergo tradizionale si innesta uno strato gergale a breve durata. Si tratta di voci che provengono da strati gergali più specifici, ma anche più effimeri come per esempio il gergo paninaro.[25]

Sempre con riferimento allo strato gergale a breve durata, si può parlare anche di un cosiddetto gergo berlusconiano che esibisce una "decisa ottica milanocentrica" (Sobrero 1993c:101) la cui durata è legata al successo delle trasmissioni di provenienza. Ma quello forse più produttivo negli ultimi tempi è il gergo della droga. Nel suo tentativo di costruire una disposizione onomasiologica delle voci dei LG, Holtus (1993:130) ricorda una moltitudine di termini che designano la droga: càccola, copertone, fieno, fumifero, pera, ecc. Ricordiamo[26] le neoformazioni bamba, papalina, bangia, brasa, ciokko, che designano "la cocaina", cecio, ciurmacca, viola,  gangia, giunto, tizzone,  ceppo  per definire "lo spinello". Numerosissimi anche gli aggettivi che definiscono "il tizio sotto l'effetto della droga": schizzato, fatto, fumato,  sconvolto, flippato, skizzato, fuso,  e per "drogarsi"  si registrano voci tipo: calarsi "assumere droghe chimiche", boomare "accendere lo spinello", camogliare "preparare droghe leggere",  pungersi, bucarsi "iniettarsi", tirare, pippare "fumare droghe leggere" ecc.

(5) Altro serbatoio inesauribile per i LG sono i forestierismi, molti fra i quali, prima di essere importati vengono modificati, cosicchè di straniero, alcuni, arrivano a mantenere soltanto la faccia. Dall’inglese arrivano per esempio parents e genitors (i genitori) o stoned (che sta per “stonato”). Molto più esilaranti e allusivi sono gli ispanismi (tra sintagmi e singole voci), come: vamos alla playa o il cuccador "il corteggiatore" (che è un pseudoforiesterismo che deriva dal lessema gergale cuccare “fare una conquista) los dineros per "i soldi" (per non parlare dell'espressione tratta da un tormentone estivo "non tengo denero")  las guardias "i bidelli", drugatero "drogato". Dal tedesco abbiamo voci tipo blitz in espressioni come: non capisci un blitz "non capisci niente" (e pazienza se in tedesco Blitz significa "guerra lampo", cioè tutto il contrario) o geilissimo "bellissimo" (ted.Geil "cosa bella, accattivante")[27].

Al di là della componente gergale e della componente ludica,  la quale, oltre ad attraversare le varie fasi di evoluzione dei linguaggi giovanili, mette in evidenza anche l'inventività e la creatività dei giovani, si è notato inoltre questo “confluire” da tutte le parti di tanti termini che creano l'immagine di un cocktail, un mix che attinge dalla musica, dal cinema, dai messaggi sms ecc. A questo si aggiunge uno straordinario umorismo e una grande imprevedibilità che lo fa apparire pittoresco e gustoso non soltanto per chi ne fruisce ma anche per quelli che lo studiano.

 

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Trifone Pietro (1998), "Le maole infinite di Pescara. Voci giovanili e slang pescarese", in Italiano & Oltre 2, pp. 108-114.


 

[1] Gli studi su questo argomento sono scarsi dal punto di vista numerico ed estesi più che altro alla stampa non specializzata.Volumi ne sono stati pubblicati pochi e sono più che altro delle raccolte di articoli sull’argomento (v. BANFI, 1992; RADTKE, 1993). Per questo motivo ci siamo avvalsi di lavorare su un corpus di voci recenti, provenienti dalla stampa giovanile, da fonti orali e televisive e in particolare dal vocabolario Linguagiovani, il primo dizionario online, progetto di un gruppo di linguisti dell’Università di Padova, coordinati da Michele Cortelazzo.

[2] Le ricerche su questa varietà hanno portato alla distinzione (cnf. Banfi 1994)  tra linguaggio dei giovani (o italiano giovanile) inteso come l’italiano di tutti, che partecipa della vasta gamma di tratti sub/non standard, realizzato dalle generazioni giovanili, e linguaggio giovanile (o giovanilese) inteso come varietà di lingua utilizzata quasi sempre nelle relazioni del gruppo dei pari, da adolescenti e postadolescenti.

[3] v. DINALE (2001).

[4] v. BRIZZI (2000), BONGUSTO (2001).

[5] Il paninarese fatto pubblico dalla trasmissione Drive in, negli anni Ottanta, fu un linguaggio in gran parte elaborato a tavolino. Uno dei realizzatori della famosa trasmissione Enzo Braschi andò ad infilarsi fra i paninari per capirne i loro segreti. I paninari avevano già un loro gergo: sfitinzia, truzzo, tamarro ecc. e per la televisione questo fu arricchito. Dal droghese presero fuori di zucca, fuori di melone, ecc. Dal Meridione la forma troppo: troppo giusto, troppo scarso, ecc. Si abusò del suffisso -azzo: paninazzo, schiaffazzo, ecc. Secondo lo stile dei linguaggi di cabaret degli anni Settanta, entrarono dall'inglese forme mistificate tipo: tentacolescion, arrapescion, ecc. Gallo servi invece per indicare "il paninaro d.o.c".

[6] Un dato che risulta più marcato, è che la stragrande maggioranza dei termini sinonimici, entrano nella categoria dei sinonimi disfemistici. I ragazzi sentono il bisogno di esprimere qualcosa in modo meno diretto di quanto non faccia una parola di uso normale attenuando così l'asprezza di quella stessa parola. Una vasta serie di sinonimi eufemistici designano la ragazza di facili costumi e la prostituta in genere: battona, bricca, col, valvola, pumitrozzola, putroccola, mariuccia ecc. Frequenti sono anche i sinonimi  disfemistici che consistono nella sostituzione in modo spesso scherzoso di una parola con un'altra, dotata all'origine di connotazione negativa, senza tuttavia attribuirle un tono offensivo: vecchio, bavoso, dentiera per "genitore". Ricorrenti, sono anche i sinonimi regionalistici o i cosiddetti geosinonimi: oliverino, cabinotto "figlio di papà che veste con abiti firmati" è in uso a Torino in due quartieri diversi. Per definire lo stesso tipo di ragazzo i milanesi usano il termine sancarlino da SanCarlo, il nome di un liceo cattolico della Milano bene, i catanesi, usano il termine monfiano "figlio di papà vestito con roba firmata", i napoletani chiattilo e i romani pariolino (che deriva dal nome dell'abitante di Parioli uno dei quartieri altolocati di Roma).

[7] Adotteremo anche noi questa sigla nel presente lavoro, come succede nella stragrande maggioranza degli scritti in merito.

[8] Si è rivelato che nei LG odierni (cfr. Livolsi 1992:156) vale più il gioco della creazione e dell'identificazione con gli altri che non il gioco dell'antagonismo rispetto al gruppo degli adulti (dei maestri, dei padri ecc).

[9] Idiota (tosc.).

[10] Cfr. fonti televisive.

[11] Si tratta di un procedimento ricorrente nell'italiano popolare e nei registri diafasici bassi della lingua comune (cfr. DINALE 2001:75).

[12] Ragazzo con i capelli intrisi di gel che si copre con indumenti attillati e frequenta le discoteche.

[13] Cfr. Vocabolario on-line... (a cura di M. Cortelazzo), ragazzo che si veste con abiti firmati e frequenta la scuola privata San Carlo di Milano.

[14] Idem, ragazzo che veste bomber ed amfibi.

[15] L'analisi è stata effettuata su voci riprese dal Vocabolario on-line... (a cura di M. Cortelazzo) e voci riportate da Claudia Dinale (2001:73).

[16] "baci".

[17] Espressione attinta dai fumetti: una battuta di Snoopy.

[18] Questo genere di costruzioni sono più ricorrenti nelle forme scritte dei LG.

[19] Cfr. fonti orali.

[20] Fonte informativa il Vocabolario on-line... (a cura di M. Cortelazzo).

[21]    Da "Mastro Lindo" i personaggio che reclamizza questo prodotto (fonti televisive).

[22]    Ibidem IV.

[23]    Termini registrati, nella stragrande maggioranza già nel 1972 da Ernesto Ferrero in I gerghi della malavita dal Cinquecento ad oggi, Mondadori, Milano 1972.

[24]    Ibidem iii.

[25]    Fra le voci sopravvissute che usavano i paninari, citiamo ancora (cfr. Sobrero, 1993c:101) truzzo, tamarro "sprovveduto, burino", sfitinzia "la ragazza del paninaro, bella ragazza",  gallo "ragazzo in gamba", swattare  "telefonare" gino "ragazzo non alla moda" ecc.

[26]    Voci provenienti dal Vocabolario on-line... (a cura di M. Cortelazzo).

[27]    Cfr. fonti orali e televisive.

 

   

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