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Gesellschaft der Germanisten Rumäniens (GGR) - www.ggr.ro

 

 

AUSLANDSGERMANISTISCHE EHRUNG
 

Stimmen der Anerkennung – Vanda Perretta zu Ehren

 

Prof. Dr. Luisa Valmarin (Rom):

Come anche Vanda è diventata rumenista…

Conosco Vanda da sempre, da quando, studentessa di Lettere, ho dato l’esamae di letteratura tedesca: lei era lì, giovanissima assistente del grande Bonaventura Tecchi. Poi, con il trascorrere degli anni, la incontravo di quando in quando nella comune vita di Facoltà, vivace, battagliera, sempre in movimento, sempre impegnata in discorsi dei quali coglievi innanzi tutto quella R, la cui pronuncia non è né tedesca, né francese, ma è un suono quasi unico, capace di rendere la sua voce riconoscibile fra mille, di darle un fascino malioso e divertente allo stesso tempo.

Poi, dopo una vita di conoscenza epidermica, un giorno del 2001 me la sono trovata a fianco quando mi è stata affidata l’organizzazione dell’area linguistica nella nuova Facoltà di Scienze Umanistiche, secondo l’ormai famigerata riforma universitaria che in Italia tutti chiamiamo “tre + due” e che in Romania va sotto il nome di “Bologna”. Quello che allora era il direttore del mio dipartimento, preoccupato da una mia scarsa compenetrazione nelle politche di Facoltà, ha avuto l’idea di dirle “Stalle vicino e aiutala, che non conosce molto bene la Facoltà”. Io, di fatto, non avevo bisogno di essere accudita, ma questa preoccupazione di Antonelli ha avuto un risultato che nessuno di noi, e tanto meno lui, si aspettava: io e Vanda, di colpo, siamo diventate amiche come se lo fossimo state da sempre. Siamo diventate inseparabili, meravigliate e felici del dono che la vita ci faceva ormai sulla soglia della pensione: un’amicizia accaparrante, festosa, consolatoria come può esserlo – credevo io – solo un’amicizia fra adolescenti. Con sorpresa, e soddisfazione, scoprivamo di avere le stesse idee, le stesse insofferenze, la stessa voglia di riuscire a fare qualcosa di significativo nella convulsa vita quotidiana delle nostra Facoltà. Così è cominciato un lavoro comune che talora ci ha portato ai risultati che ci proponevamo: e con un tornado come Vanda non sarebbe stato possibile altrimenti. Abbiamo cominciato a combattere delle battaglie, in cui l’una era di sostegno all’altra, tanto che hanno cominciato a chiamarci “Thelma e Louise”, etichetta che ci ha divertite e data una spinta ulteriore a non darci mai per vinte.

E la comunanza di fatiche, delusioni o soddisfazioni si è spostata ben presto dal piano puramente accademico ed organizzativo per arrivare a quello più personale, intimo degli studi e delle ricerche. Che potevamo avere in comune, lei dedita alla letteratura tedesca, io sprofondata nella filologia e nella letteratura rumena antica? Non è stato neanche difficile incrociare le penne e trovare un campo su cui tutte e due avremmo potuto muoverci in parallelo, dalla letteratura contemporanea ai problemi di traduttologia, dove io la ho fatta scivolare malgrado la sua resistenza. Così, tornando a casa alla sera, il tragitto in macchina dai commenti sulla didattica, dalle comuni critiche all’indirizzo di questo o quello, ha cominciato a scivolare sempre più intensamente sulle nostre ricerche, intrecciando discorsi ed interessi in una solidarietà totale, che unisce ci come donne e studiose in una visione “globale” di amicizia e autentica fratellanza spirituale.

Che altro dire? Potrei elencare una serie di episodi per dipingere un tipo di accademico assolutamente fuori da ogni norma convenzionale, amata com’è dai suoi studenti e dai colleghi che si ritrovano nella sua assoluta correttezza, nella sua turbinosa e giovanile operatività.

Grazie Vanda, per essere come sei!

[Wie ist auch Vanda zur Rumänistin geworden...

Vanda kenne ich seit eh und je, seit der Zeit, als ich als Philologiestudentin bei ihr die Prüfung in deutscher Literatur ablegte: Sie war damals die jüngste Assistentin des großen Bonaventura Tecchi. Dann traf ich sie ab und zu wieder im Laufe der Jahre im Alltagsleben der Fakultät, sie war lebendig, kämpferisch, immer auf Achse, immer diskursfreudig, ihre Reden stachen bei den Schülern vor allem durch jenes R hervor, dessen Aussprache weder deutsch noch französisch war, sondern einen fast einmaligen Klang hatte, der ihre Stimme unter Tausend anderen unverwechselbar prägte und ihr einen strengen, zugleich aber auch unterhaltenden Zauber verlieh.

Dann, nachdem wir uns gründlich kennen gelernt hatten, fand ich sie an einem Tag des Jahres 2001 an meiner Seite, als ich beauftragt wurde, den Bereich Linguistik in der neuen Facoltà di Scienze Umanistiche neu zu organisieren im Zuge jener verrufenen Hochschulreform, die wir in Italien “drei + zwei” nennen und in Rumänien unter der Bezeichnung “Bologna-Prozeß” bekannt ist. Der damalige Leiter meines Departements, der sich wegen meiner geringen Kenntnis der Fakultätspolitik Sorgen machte, kam auf den Gedanken, Vanda zu sagen: “Steh ihr bei und hilf ihr, weil sie die Fakultät nicht gut kennt.” Ich brauchte eigentlich keinerlei Überwachung, doch diese Sorge Antonellis führte zu einem Ergebnis, mit dem keine von uns, am wenigsten er gerechnet hatte: Vanda und ich wurden auf einmal gute Freundinnen, als seien wir seit eh und je befreundet gewesen. Wir sind unzertrennlich geworden, wunderten uns und waren glücklich über das Geschenk, das uns das Leben gerade jetzt bot, da wir kurz vor der Emeritierung standen: Eine vereinnahmende, frohe, tröstende Freundschaft, wie ich sie mir nur unter Heranwachsenden vorstellte. Überraschenderweise und mit Genugtuung entdeckten wir, dass wir dieselben Gedanken hatten, dieselbe Unzufriedenheit, denselben Willen, im heftigen Leben unserer Fakultät Bedeutendes durchzusetzen. Und so begann unser gemeinsames Werk, das bis heute die von uns angestrebten Ergebnisse zeitigte: Mit Hilfe eines “Tornados” namens Vanda wäre ja auch nichts Anderes zu erwarten. Wir begannen jene Kämpfe auszufechten, in denen die eine die andere unterstützte, so dass wir bald als “Thelma und Luise” bezeichnet wurden, eine Bezeichnung, die uns amüsierte und einen weiteren Anstoß gab, um uns nicht unterkriegen zu lassen.

Die gemeinsamen Anstrengungen, Enttäuschungen und Errungenschaften ließen uns den Sprung von der rein akademischen und organisatorischen zu einer persönlichen inneren Beziehung im Bereich von Lehre und Forschung vollziehen. Was konnte uns denn verbinden: ihr Interesse galt der deutschen Literatur, ich war vertieft in ältere rumänische Philologie und Literatur? Aber es war gar nicht so schwer, unsere Anstrengungen zu vereinen, um einen Bereich zu finden, in dem wir beide haben gleichzeitig etwas bewegen können – von der Gegenwartsliteratur bis zu Fragen der Übersetzungswissenschaft, in denen ich sie dazu brachte, ihren Widerstand widerwillig aufzugeben. So dass wir während der abendlichen Heimfahrt im Auto immer mehr von Überlegungen über didaktische Fragen oder von gemeinsamer Kritik an die eine oder andere Person zu unseren Forschungsaufgaben überwechselten, so dass unsere Gespräche im Geiste einer vollkommenen Solidarität verliefen, die uns beide sowohl als Frauen als auch in der Forschung in einer “globalen” Sicht von Freundschaft und aufrichtiger geistiger Verwandtschaft vereint.

Was könnte ich noch sagen? Ich könnte noch eine Reihe von Begebenheiten anführen, die dazu angetan waren, eine akademische Persönlichkeit zu prägen, die aus der Reihe  jeglicher Konventionen tanzt, die sich ebenso bei den Studierenden als auch bei den Lehrkräften einer großen Beliebtheit erfreut, die sich selbst erkennen in ihrer absoluten Korrektheit, in ihrer stürmischen und jugendlichen Promptheit.

Wir danken Dir, Vanda, weil du so bist, wie du bist!]

***

 

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Coordonator sectiune: Madalina Marcu | Asistenti: Cristina Caramihai | Andreea Baranga 

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